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Sonetto 141

Per la verità, io non ti amo coi miei occhi,
perché essi vedono in te un mucchio di difetti;
ma è il mio cuore che ama quel che loro disprezzano
e, apparenze a parte, ne gode alla follia.
Né i miei orecchi delizia il timbro della tua voce,
né la mia sensibilità è incline a vili toccamenti,
né il mio gusto e l'olfatto bramano l'invito
al banchetto dei sensi con te soltanto.
Ma né i miei cinque spiriti, né i miei cinque sensi
possono dissuadere questo mio sciocco cuore dal tuo servizio,
avendo ormai perso ogni sembianza umana,
ridotto a schiavo e misero vassallo del tuo superbo cuore.
Solo in questo io considero la mia peste un bene:
che chi mi fa peccare, m'infligge pure la penitenza.

Sonetto 129

È spreco di spirito in triste scempio
la lussuria in atto e fintanto che lo è
di spergiuro, assassinio, sangue è esempio,
selvaggia, infida, brutale ed empia essa è;
appena goduta, subito odiata;
rincorsa senza senso, ma raggiunta
odiata senza senso, esca ingoiata
per rendere la ragione defunta;
folle sia a cacciare che a possedere;
avendo, avendo avuto e volendo avere,
gioia alla prova, ma provata penosa,
prima una festa, poi sognata cosa.

Tutto ciò il mondo lo sa, ma nessuno sa
evitar la via che fra Cielo e Inferno sta.

Sonetto 20

Volto di donna Natura ha dipinto
Al re-regina della mia passione;

Cuore gentile di donna ha respinto
Ciò che false donne incostanti pone;

Occhio più chiaro e meno falsa occhiata
Che muta in oro ciò su cui si posa;

Da forma di uomo ogni cosa è formata,
Ruba occhio d’uomo e a donna anima sposa.

Come donna in origine nascesti,
Natura nel crearti subì emozione,

Io privato da ciò che tu prendesti,
Un’aggiunta che per me è sottrazione.

Se ti eresse al femminile piacere

Sia mio l’amare e per loro il godere.

Sonetto 130

My mistress' eyes are nothing like the sun;
Coral is far more red than her lips' red:
If snow be white, why then her breasts are dun;
If hairs be wires, black wires grow on her head.
I have seen roses damask'd, red and white,
But no such roses see I in her cheeks;
And in some perfumes is there more delight
Than in the breath that from my mistress reeks.
I love to hear her speak, yet well I know
That music hath a far more pleasing sound.
I grant I never saw a goddess go:
My mistress, when she walks, treads on the ground.
And yet, by heaven, I think my love as rare
As any she belied with false compare.

Gli occhi della mia donna non sono per niente simile al sole;
Il corallo è molto più rosso delle sue labbra;
Se la neve è bianca, allora perché i suoi seni sono grigi? ;
Se i capelli devono essere fili d’oro, allora devo dire che sulla sua testa crescono fili neri.
Ho visto rose variegate, rosse e bianche, Ma non ho visto nessuna rosa sulle sue guance;
E esiste qualche profumo più piacevole,
che nell’alito che la mia donna esala.
Mi piace sentirla parlare, perché io so
Che il suo tono si voce, per me, è quasi musica;
Quando la vidi non mi sembrò una dea;
Il mio amore, quando cammina, non ha grazia.
E malgrado tutto ciò, il mio amore è cosi raro
Come se lei fosse stata elogiata da falsi paragoni.

William Shakespeare

William Shakespeare (Stratford-upon-Avon, 23 aprile 1564 – Stratford-upon-Avon, 23 aprile 1616) visse tra il XVI e il XVII secolo, periodo che segnava il passaggio dalla vita medievale alla vita moderna. Nel 1558 salì sul trono la regina Elisabetta I d'Inghilterra.

Il padre, John, era un guantaio e un conciatore. Si sposò con Mary Arden nel 1556 e due anni dopo nacque la loro prima figlia.

Shakespeare frequentò la King's New School, dove ebbe modo di apprendere la lingua latina e i classici della letteratura.

Il 27 novembre 1582, William sposò a Stratford Anne Hathaway, di otto anni più anziana. Lo stesso anno, nacque la loro prima figlia. Gli anni seguenti ebbero anche due gemelli.

l periodo che va dal 1585 al 1592 è definito dagli studiosi come lost years ("anni perduti"), perché non vi sono elementi che indichino dove fosse, cosa facesse e perché avesse deciso di trasferirsi da Stratford a Londra.

Diversi documenti del 1592 ci informano del successo di Shakespeare in ambito teatrale: diverse sue opere sono già state rappresentate; si ha notizia, inoltre, della rappresentazione il 3 marzo 1592 della prima parte dell'Enrico VI.

Negli anni 1593-94, ci fu la peste, per questo motivo i teatri furono chiusi: Shakespeare pubblicò due poemetti, Venere e Adone e Il ratto di Lucrezia.

Nell'autunno 1594, sparì la peste, così i teatri poterono riaprire;  in questi mesi Shakespeare si unisce ad una compagnia teatrale chiamata The Lord Chamberlain's Men ("servi del Lord Ciambellano").

Dopo la morte di Elisabetta I e l'incoronazione di Giacomo I (1603), la popolarità del gruppo teatrale di Shakespeare fa sì che il nuovo monarca la adotti, cambiandosi il nome in The King's Men ("Gli uomini del re").

William Shakespeare morì il 23 aprile 1616. Venne sepolto nel coro della Holy Trinity Church, la chiesa parrocchiale di Stratford.